Quale futuro…?

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Quale futuro…? 768 512 Vittucci

Stiamo vivendo un periodo molto difficile, a causa della pandemia e degli effetti ad essa collegati come vicende finanziarie, economiche e politiche.

La turbolenza dei mercati nazionali ed internazionali, collegata anche agli aspetti politici, ci suggerisce di essere molto prudenziali nelle future scelte, sia come tenore di vita che qualità della vita.

Il boom economico degli anni ‘60/70 è ormai un lontano ricordo, la Milano “da bere” degli anni ’80 aveva creato false illusioni in merito agli sviluppi della nostra economia, ipotizzando un ritorno alle condizioni di sviluppo del decennio precedente. Non è accaduto e quindi ora nessuno potrà sottarsi ai cambiamenti ed ognuno di noi dovrà fare la sua parte.

All’interno delle aziende I dirigenti delle imprese dovranno pensare ai nuovi investimenti da realizzare ed ai piani strategici da mettere in atto, gli imprenditori saranno chiamati ad ottenere i mezzi finanziari per supportare lo sviluppo e le aspettative degli azionisti. Nel frattempo, anche le pubbliche amministrazioni hanno ormai compreso che il rinnovamento tecnologico e gli investimenti in formazione del personale e non ultimo la eliminazione dei “colli di bottiglia” procedurali, dovranno subire una profonda trasformazione per annullare le lungaggini attuali.

L’ingresso dei personal computer e dei telefonini, nella vita economica quotidiana hanno impresso una accelerazione ai processi decisionali, tale da non consentire riunioni, riflessioni e rinvii, come accadeva nel secolo scorso. Ormai si viaggia a base di pec, di sms e simili; la famosa raccomandata a.r. è ormai uno strumento di curiosità da archivio. I viaggi di lavoro, che creavano una economia indotta, sono stati aboliti per ragioni sanitarie e di costo.

I giornali e le notizie che circolano sul web ormai trattano abbondantemente questi problemi e hanno creato una sensibilizzazione verso condizioni d vita più stringenti ed accurate verso il rispetto della natura e degli animali, verso risparmi energetici, sono diventati problemi molto sentiti anche dai giovani.

La stessa energia, necessaria per far funzionare i nostri sistemi di rilevazione e comunicazione, è oggetto di rivisitazione ed analisi: pensiamo ad esempio, al “cappotto termico “da utilizzare sia nei palazzi delle grandi città che nei piccoli villaggi di alta montagna, che consente di realizzare un risparmio tecnologico, in percentuali notevoli ed un rilevante risparmio energetico.

In questo contesto, tra i vari articoli pubblicati recentemente sui giornali quotidiani, ho avuto l’opportunità di leggere alcune considerazioni della Prof.ssa Lucia Calvosa, Presidente E.N.I. S.p.a. ed Ordinario di diritto commerciale presso l’Università di Pisa, pubblicate su una rivista economica.

La Professoressa, molto oculatamente, delimita un’area di intervento futuro delle economie mondiali, connesso con lo sviluppo economico, che può essere così analizzato:

  1. attuali minacce alla salute dei cittadini di tutto il mondo, dovute all’impiego di sostanze che sono state da tempo messe al bando;
  2. economia globale al di sotto dei livelli minimi accettabili e che richiede interventi oculati e non più procrastinabili;
  3. crisi economica concentrata in paesi strutturalmente impossibilitati a risollevare i propri problemi.

In questo contesto, la Professoressa “vede”, molto ottimisticamente, una nuova opportunità di rilancio e sviluppo economico. Nei momenti di emergenza, deve essere progettato il futuro.

A supporto delle Sue idee, ampiamente condivisibili, espone Il programma Next Generation Unit, della Unione Europea che prevede degli interventi nei seguenti campi:
opere infrastrutturali, digitalizzazione, riforma della pubblica amministrazione e della burocrazia, riforma fiscale, risparmio energetico, ambiente, quali questioni centrali che potranno essere affrontate con decisione e professionalità.

Il risparmio energetico è il campo nel quale l’ENI S.p.a. vanta esperienze ti tutto rilievo, anche perché la domanda è in costante aumento, collegata all’impegno di contenere le emissioni nocive per la salute pubblica. Non si può dimenticare che ad esempio, un intero continente come l’Africa, non ha attualmente accesso a fonti energetiche, senza le quali nessun oggetto meccanico o elettronico può funzionare.

L’ENI ha da tempo predisposto nuove tecnologie orientate verso un processo di decarbonizzazione per poter passare alla produzione di energie rinnovabili. Inoltre, l’emergenza sanitaria in corso, ha accentuato la necessità di accelerare la trasformazione in corso.

Il management di ENI S.p.a. è impegnato ad imprimere una forte accelerazione. Tra le varie considerazioni esaminate dalla professoressa Calvosa, ve ne sono alcune estremamente interessanti quali la creazione da parte delle imprese di valore, nel medio e lungo termine, nell’interesse di azionisti, di “stakeholders” e di terzi in genere.

Questo messaggio-opportunità appare come un nuovo obiettivo che le circostanze del momento hanno accentuato: una economia che guarda lontano senza disdegnare i risultati. Il “cambiamento” potrà trasformare le gestioni finanziarie delle aziende in quanto l’obiettivo non sarà dunque legato solo al perseguimento degli utili ed alla distribuzione dei dividendi, ma anche alla continuità profittevole aziendale.

Ci sono nel mondo milioni di persone che saranno i “consumatori” del futuro ma che diventeranno anche i tecnici, manager ed esperti, in grado di risolvere adeguatamente in futuro i problemi che incontreranno: nuove tecnologie, nuovi prodotti bio, risparmi di varia natura ecc. facilitando così la transizione energetica.

Viene quindi ribadito il concetto che il momento di estrema difficoltà che il nostro paese attraversa, potrà essere una importante opportunità di crescita futura.

In sintesi, le azioni intraprese da tempo, possono essere così elencate:

  1. totale integrazione della sostenibilità, nella “governance” aziendale;
  2. report integrato per consentire agli “stakeholders” di comprendere le interconnessioni tra risultati economici-finanziari e quelli connessi con il campo ambientale e sociale;
  3. forte controllo nella gestione dei rischi aziendali;
  4. formazione di un Comitato di Sostenibilità a supporto del Consiglio di Amministrazione;
  5. sviluppo sostenibile, come “driver” della politica di remunerazione sia a breve che a lungo termine;
  6. inserimento nella “mission” aziendale degli obiettivi previsti dalle Nazioni Unite;
  7. creazione di una piattaforma di documenti ed esperienze a supporto degli CFO nazionali ed internazionali per uno scambio di conoscenze ed esperienze tra di loro, utili per gestire meglio le gestioni aziendali.

Per vincere la sfida di una crescita più robusta rispetto a quella attuale, è necessario riavviare un forte ciclo di investimenti, con l’obiettivo di reindirizzare il sistema produttivo nazionale ed internazionale per rilanciare la economia. Da qui l’importanza del cambiamento.

Le considerazioni sopra-riportate, non possono che essere condivisibili: gli effetti negativi dell’uso di sostanze e materiali non compatibili con l’esistenza umana ed animale, sono sotto gli occhi di tutti.

I cambiamenti climatici, l’inquinamento dei mari, la dispersione di sostanze tossiche, il sostenimento di costi energetici non sostenibili dai paesi più poveri, sono tutti aspetti legati allo stesso problema.

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