Smart working: aspetti positivi e negativi della nuova organizzazione del lavoro

Smart working: aspetti positivi e negativi della nuova organizzazione del lavoro

Smart working: aspetti positivi e negativi della nuova organizzazione del lavoro 900 600 Vittucci

Lo smart working viene definito come la possibilità di svolgere il lavoro, in qualsiasi luogo, in qualsiasi momento utilizzando le nuove tecnologie della scienza: tablet, smartphone, laptop ecc.
Questa tecnologia comporta una diversa organizzazione del lavoro, mai realizzata finora, che si basi su nuovi rapporti tra lavoratore e suoi superiori, la riduzione dei costi aziendali, la necessità di un controllo sui tempi di lavoro e qualità dei risultati raggiunti.

Aspetti negativi

La tanto citata iperconnettività e disponibilità potrebbe rendere opaco il confine tra il lavoro e il tempo dedicato alla famiglia, portare a forme di stress psicologico e quindi a rischi per la salute.
Pertanto, dovrà essere definito e fissato giuridicamente il diritto alla disconnessione quale salvaguardia del diritto del lavoratore di interrompere i contatti con il datore di lavoro (spegnere il portatile, il laptop, il cellulare ecc.) senza che questo possa significare inadempimento della prestazione lavorativa e quindi esposizione a sanzioni disciplinari ecc.
Ipotizzando che le maggiori fruitrici di queste opportunità possano essere le lavoratrici, queste potrebbero trovarsi in una situazione di maggiore criticità.

Il problema che si pone è come assicurare l’effettività della disconnessione.

A queste prime considerazioni, debbono aggiungersi altri importanti effetti collaterali, quali i cambiamenti dei rapporti sociali, il ripensamento della distribuzione del territorio all’interno delle grandi e piccole città, la chiusura di molte attività concentratesi nel tempo nei centri urbani ora completamente svuotati, la dislocazione di scuole, ospedali ed uffici pubblici ecc.

Quali saranno i costi di questa operazione di stravolgimento della vita nazionale e chi dovrà sostenerli?
Le aziende ne trarranno effettivi vantaggi o a fronte di economie di scala, si troveranno di fronte ad una parziale perdita di controllo e di efficacia?

È ormai noto che, in Europa, alcune nazioni tendano a ridurre l’orario lavorativo in quanto permette al lavoratore di avere la disponibilità di un maggior tempo da dedicare ad attività familiari o personali, ma questo potrebbe essere un metodo, non troppo nascosto, per far aumentare i bisogni dei cittadini e quindi dei consumi, non sostenuti da un effettivo aumento della ricchezza nazionale.

L’annoso problema del divario delle risorse economiche tra il nord e il sud del territorio nazionale, come si concilia con questa nuova metodologia di organizzazione del lavoro?
La diffusione della “banda larga” su tutto il territorio nazionale sta avvenendo in tempi molto lunghi ed in ritardo rispetto ad altri paesi europei.
Ognuno di noi, che si è trovato nella seconda casa al mare o in montagna e che, per motivi di sicurezza, non è rientrato in ufficio è stato autorizzato dalla sua azienda ad applicare lo “smart working”, ha constatato che nella località il cellulare “non prende”, che la connessione internet è discontinua e che durante le riunioni i collegamenti erano molto frammentati, con notevoli difficoltà di comunicazioni.
Di fronte a queste riflessioni, ricordo per esperienza personale di oltre 15 anni fa, che la linea metropolitana che collega Hong Kong con l’aeroporto e si snoda al di sotto della baia, manteneva perfettamente i collegamenti telefonici, internet ecc. senza alcuna disconnessione o interferenza.

Non si può inoltre dimenticare la Pubblica Amministrazione, la cui burocratizzazione è uno dei mali maggiori che affligge la nostra economia.
Da più parti si legge che il numero di progetti e iniziative finanziate dall’Unione Europea, non trovano accoglimento in quanto il passaggio dalla raccolta della documentazione alla effettiva esecuzione dei lavori è così farraginoso e lungo, che svilisce qualsiasi iniziativa.
In questo periodo, anche i disservizi che sono stati lamentati da professionisti e che hanno impattato uffici vuoti o senza indicazioni comportamentali, sono stati notevoli.

È richiesta pertanto una nuova cultura manageriale, sia da parte delle aziende che da parte dei lavoratori, con fissazione degli obiettivi da raggiungere. Non bisogna dimenticare che in passato, non moltissimi anni fa, il neolaureato era soprattutto alla ricerca del posto “sicuro” (banca, compagnia assicuratrice, pubblica amministrazione ecc.) considerato quale panacea di tutti i mali.
Il passaggio che si va ad ipotizzare con lo smart working è il lavoro svolto “per obiettivi” da realizzare entro un arco di tempo predeterminato e controllabile: una rivoluzione che richiederà tempi lunghi e ben misurati, per non creare sacche di inefficienza.

È necessario chiarire il modello di società verso cui andare perché inquadrare la vita lavorativa delle persone fuori dalle fabbriche ed uffici vuol dire ripensare non solo agli spazi aziendali, ma anche ai centri delle città e le loro periferie, i trasporti, la scuola, i luoghi di formazione dei giovani, le case, ed i luoghi di aggregazione sociale.
Attualmente si stanno effettuando prove di rientro in azienda che in alcuni casi, nelle grandi aziende, non superano il 15%, misurato con gli spazi interni necessari per mantenere le distanze di sicurezza. Infatti, come pubblicato dai giornali economici, allontanato il sogno del vaccino in tempi brevi, le grandi aziende come Tim, Pirelli, ecc. prevedono un impiego del tempo da remoto in misura crescente.

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